Benvenuti!

CALENDARIO PARROCCHIALE

Marzo

Domenica 7 · Ss Perpetua e Felicita; S. Gaudioso

Es 20,1-17; Sal 18; 1Cor 1,22-25; Gv 2,13-25.

Signore, tu hai parole di vita eterna.

Ore 18,00 - S. Messa.


Lunedi 8 · S. Giovanni di Dio; S. Ponzio; S. Provino

2Re 5,1-15a; Sal 41 e 42; Lc 4,24-30.

L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente.


Martedi 9 · S. Francesca Romana; S. Caterina da Bologna

Dn 3,25.34-43; Sal 24; Mt 18,21-35.

Ricordati, Signore, della tua misericordia.

S. Messa ore 17,30.


Mercoledi 10 · Ss. Caio e Alessandro; S. Vittore; S. Simplicio

Dt 4,1.5-9; Sal 147; Mt 5,17-19.

Celebra il Signore, Gerusalemme.

INIZIO NOVENA S. GIUSEPPE.
FINO AL 19 MARZO OGNI SERA ALLE 17,00 S. ROSARIO, CORONCINA E S. MESSA.


Giovedi 11 · S. Sofronio; S. Pionio; S. Eulogio

Ger 7,23-28; Sal 94; Lc 11,14-23.

Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

ORE 17,00 NOVENA.


Venerdi 12 · S. Massimiliano; S. Innocenzo I; B. Fina

3.a di Quaresima

Os 14,2-10; Sal 80; Mc 12,28b-34.

Io sono il Signore, tuo Dio: ascolta la mia voce.


Sabato 13 · S. Sabino; S. Cristina; S. Ansovino

3.a di Quaresima

Os 6,1-6; Sal 50; Lc 18,9-14.

Voglio l'amore e non il sacrificio.

ORE 17,00 NOVENA.


LITURGIA

I VENERDI DI QUARESIMA IN ASCOLTO DELLA PAROLA

MATTEO 9,14-15
18-02-21


1) Preghiera

Accompagna con la tua benevolenza,
Padre misericordioso,
i primi passi del nostro cammino penitenziale,
perché all’osservanza esteriore
corrisponda un profondo rinnovamento dello spirito.

Per Cristo nostro Signore. Amen

2) Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Matteo 9,14-15

In quel tempo, giunto Gesù all’altra riva del lago, nella regione dei Gadareni, gli si accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: “Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?”.

E Gesù disse loro: “Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? [leggi tutto]


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CON LA PASQUA DI QUEST’ANNO “NULLA SARA’ COME PRIMA”

“Finita iam sunt proelia, est parta iam victoria: gaudeamus et canamus, Alleluia
10-04-20

Cari fratelli e care sorelle,

mai, come in questo anno, possiamo contemplare nel volto di Gesù crocifisso l’umanità martoriata nel corpo e nell’anima da questa drammatica pandemia planetaria. Mai come in questa Pasqua siamo chiamati tutti a riconoscere quanto sia reale e concreto il nostro bisogno di rinascere, di essere rigenerati, di trovare qualcosa o qualcuno che ci salvi.

Un bisogno che vediamo espresso nello straordinario sacrificio con cui il personale sanitario, in tutta l’Italia,  si dedica alla cura dei malati; nella instancabile ricerca da parte della scienza di un nuovo vaccino; nell’impegno delle autorità a individuare difficili vie d’uscita e di risalita; nell’assoluto altruismo con cui tanti volontari stanno operando per aiutare i più bisognosi; nella responsabilità con cui le famiglie stanno vivendo disagi di ogni tipo; nelle varie forme con cui si cerca di confortarsi e di mantenere viva la speranza.

La popolazione, nella stragrande maggioranza, sta reagendo con grande senso di responsabilità, anche grazie all’impegno corale di tutte le istituzioni presenti sul territorio.

Questa difficile emergenza sta mostrando ancora una volta di quale “pasta buona” sia fatta la nostra gente. Anche le Comunità Parrocchiali Aliesi si sono fortemente coinvolte in questa inedita emergenza, attraverso la preghiera, la vicinanza alle persone in difficoltà, l’incoraggiamento a resistere in questi “arresti domiciliari”, così difficili da sopportare per i più giovani e i fanciulli in particolare.

Io e P. Gianfranco, con i mezzi che la tecnologia mette nelle nostre mani, non abbiamo cessato di essere vicini alle comunità, private pure della possibilità di celebrare comunitariamente i Divini Misteri.

In un momento di smarrimento generale, come sempre, la chiesa mostra di esserci. 

In questi lunghi giorni di fermo obbligato, fa impressione sentire ripetere da molti, come un ossessionante ritornello, “Nulla sarà come prima”.

Lo si ripete a proposito delle famiglie che hanno subito perdite umane; delle strutture sanitarie sovraccaricate di lavoro; degli istituti di credito chiamati a fronteggiare situazioni nuove; delle imprese che prima hanno rallentato e poi hanno visto fermare la propria attività; dei molti settori produttivi che sono andati in sofferenza e vivono l’incertezza del domani; delle istituzioni chiamate a costruire in forma sempre più convinta quel bene comune, in cui la salute dei cittadini è al primo posto.

Nessuno, però, conosce il futuro che ci attende!

Come Pastori, coltiviamo un desiderio che ci auguriamo diventi realtà.

L’esperienza del coronavirus con il “Nulla sarà come prima”, generi una capacità di riconoscere quanto sia preziosa la vita con tutti i suoi doni: la salute, gli affetti, le sane passioni, la bellezza, il benessere, le strutture di cui poter usufruire, ecc.

Ci renda consapevoli di quanto quotidianamente ci è donato e di quanto la “vita sia bella”. Ci faccia apprezzare il bene che ci è donato e che non sempre stimiamo a sufficienza.

Una riflessione a questo riguardo si impone a tutti.

Il coronavirus con il “Nulla sarà come prima”, aumenti in noi il senso della comunità, cioè la capacità di uscire dal nostro isolamento per guardare all’altro, magari al vicino di casa, che si trova nel bisogno. Ci renda coscienti di quanto sia decisiva l’esperienza della solidarietà a tutti i livelli, specie in certi passaggi difficili che la storia ci riserva. Ci renda capaci di comprendere, come Papa Francesco ci ricorda, che “quel poco che abbiamo, quel poco che siamo, se condiviso, diventa ricchezza”.

Il coronavirus con il “Nulla sarà come prima”, crei sentimenti di bontà e di fraternità verso tutti, superando cattiverie, vendette, odii. La vita è un percorso troppo breve per lasciarci prendere da tali risentimenti. Essa è una partita che giochiamo una volta sola e per di più senza tempi supplementari. Non può trovarci “rancorosi” verso gli altri. Ne va di mezzo il bene nostro ed altrui.

Il coronavirus con il “Nulla sarà come prima”, ci faccia rendere conto che il nostro vissuto è segnato da vulnerabilità. Il delirio di onnipotenza, che in questi ultimi anni si è talmente diffuso nella mentalità umana, rischia di farci sentire invincibili e ci spinge a camminare oltre il confine. Dobbiamo però fare i conti con la realtà, la quale è segnata dal limite, di cui la sofferenza e la morte sono l’espressione più compiuta.

Fino a due mesi fa procedevamo sicuri di noi stessi, in una condizione umana che ritenevamo di poter dominare.

Ora non è più così.

Siamo “costretti” a riscoprire il senso del limite, stabilendo la gerarchia dei beni e dei valori essenziali su cui reimpostare la vita.

E infine, lasciateci fare un’ultima considerazione.

La drammatica emergenza in cui ci troviamo ci “obbliga” a riscoprire la fede nel mistero del Cristo che con la Pasqua di morte e Risurrezione dà compimento al mistero dell’umano. Abbiamo bisogno, oggi come non mai, della fede. Papa Francesco, nella preghiera recitata nei giorni scorsi in una piazza San Pietro deserta, ci ha esortato a considerare questa pandemia non come un giudizio divino, ma come un richiamo a prendere atto della nostra fragilità, ad accorgerci che nulla è scontato e che tutto è dono, a sentirci più fratelli e a rivitalizzare la nostra fede nel Signore, al punto di poter dire con San Paolo: “Io sono persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio in Gesù Cristo nostro Signore”.

Credendo e vivendo ciò, allora “Nulla sarà come prima”!

Non venga, superata la prova che stiamo vivendo, dimenticato tutto ciò, non ci si comporti come il detto “passata la festa gabbatu lu santu! Perché altrimenti, “tutto sarà come prima”, o addirittura peggio!

Buona Pasqua a tutti!

P. Vincenzo e P. Gianfranco




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"Oggi, posso vedere e toccare con mano che la Chiesa in Iraq è viva, che Cristo vive e opera in questo suo popolo sa… https://t.co/nnsBx7NjNm"

Tweetato il 7 Marzo da Papa Francesco


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