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LITURGIA

San Rocco, uno dei santi taumaturghi più popolari in Occidente.

Tutti lo invocavano tra il Medioevo e l’Ottocento in occasione del rinnovarsi delle epidemie di peste.
11-08-20



San Rocco è per questo anche uno dei santi occidentali più raffigurati.

Lo rappresentarono ogni genere di artisti: tanto quelli semplici dell’arte popolare, quanto alcuni tra i più gettonati come Tintoretto, Michelangelo, Ludovico Carracci, Guido Reni, Botticelli.

E tutti lo hanno dipinto o scolpito nello stesso modo, in un modo che serve a ricordare la sua storia, la storia di un pellegrino, con bastone, mantello, bisaccia, sandali, che va, nonostante una piaga sulla gamba, che cammina in compagnia di un cane, suo unico amico.

Rocco non era italiano, ma francese. Nacque a Montpellier in una famiglia agiata della grande borghesia mercantile tra il 1345 ed il 1350.

Secondo la tradizione, una volta [leggi tutto]


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UNA SOCIETA’ PRIVA DI VALORI: PARLARE O TACERE?

I nuovi miti della nostra civiltà occidentale sono diventati il potere, il prestigio e il piacere.
06-08-19

La nostra è un’epoca caratterizzata da grande incertezza e tensione in tutte gli ambiti della vita sociale. Nel passato la famiglia, la religione e la società offrivano sicurezza, erano un porto sicuro dove rifugiarsi in caso di tempesta. Oggi anche loro vanno perdendo il loro influsso e spesso l’essere umano si trova sempre più solo di fronte ai suoi molteplici problemi. La rapidità con cui si è trasformata la società, la crisi dei valori etici e del rispetto dell’uomo lo vanno sempre più privando soprattutto il mondo giovanile, di quei punti di riferimento che lo aiutavano un tempo a superare tensioni e frustrazioni. Ricordo da bambino che il parroco era il punto di riferimento delle famiglie, quando c’era un problema in casa il sacerdote era sempre presente, bastava bussare alla sua porta.

Oggi non è più così. Psicologi e psichiatri lo hanno rimpiazzato.

L’uomo moderno ha perso quei valori fondamentali e cristiani, trasformandosi in un nevrotico: perché ogni volta che viene meno un punto di riferimento, la sofferenza si trasforma in tonnellate di psicofarmaci, in migliaia di drogati e suicidi. Questa è società dove viviamo; una società che non solo ha perso i valori tradizionali, ma non è capace nemmeno di trovarne dei nuovi.

Programmi televisivi come la talpa, il grande fratello, l’isola dei famosi, nudi e crudi propinano volti e personaggi più o meno noti come modelli da seguire per i nostri giovani: impensabile che questo potesse succedere qualche decennio fa.

Vengono propinati i miti della nostra civiltà occidentale: il potere, il prestigio, il piacere, il soddisfacimento dei desideri principali.

Si vorrebbe essere ciò che non si può essere; se la Tv, la società, offre illusioni effimere ai nostri figli, diventeranno queste un’immagine della loro illusione, costruita con la nevrosi e quindi innaturale.

Oggi lo scopo della vita non è l’emotività ma la razionalità; educhiamo i nostri figli fin dall’infanzia a soddisfare solo cose reali e concrete, trascurando di educarli all’immaginazione, alla fantasia, alla creatività e alla emotività. Non li prepariamo a vivere una vita serena, genuina, degna di essere vissuta. Sappiamo che è caduto il mito della scienza onnipotente e continuiamo a formare i ragazzi su calcoli e probabilità. La scienza può fornirci solo soluzioni ai problemi che già precedentemente erano stati analizzati dall’uomo, non la soluzione dei problemi nuovi, perché essa non possiede capacità intuitive o creative, ma solo deduttive. Non dobbiamo pensare di essere antiquati, ma la scienza non risolverà mai il problema ultimo dell’uomo, nemmeno tra duemila anni.

E nel degrado generale, nell’assenza di valori cristiani, ecco che assistiamo anche ad un imbarbarimento dei rapporti tra persone: un ritorno all’uso della violenza senza alcuna motivazione logica e razionale.

Violenza, in ogni declinazione possibile.

Violenza di gruppo perpetrato nei confronti di ragazze minorenni; violenza omicida di genitori verso i figli; violenza di figli nei confronti di genitori; violenza verso inermi tutori dell’ordine; faide paesane assurde e inconcepibili: questi casi, spingono all’ennesima riflessione, forse inutile.

Parlare o tacere?

Una linea sottile divide il silenzio del rispetto dal silenzio dell’assenza, la parola critica dalla parola superflua. La tentazione è di seguire l’onda dell’emozione e dello sdegno provocato da brutalità simili, parlando di mostri. Ma è linguaggio sterile però cercare di etichettare la violenza, di rinchiuderla in un recinto definito, qui si impone uno sguardo che si stacchi dall’evento singolo e lo guardi come espressione di un qualcosa di più grande e significativo, che riguarda la direzione presa dalla società. Società, deriva dal sostantivo latino “socius”, cioè compagno, amico, alleato, parola ormai estranea alla sua radice prima, (chi sono oggi gli “amici”? quelli che si incontrano su facebook, e non gli amici “faccia a faccia”) spinti sempre più da un individualismo forsennato e malsano, anarchico ed egoistico.

Dovremmo sentirci tutti coinvolti e nessuno assolto.                                    

Fa male sentire di atti violenti, soprattutto in un luogo, un paese, dove fino a non molti anni fa regnava la pace e la tranquillità.

Sembra ormai definitivamente bandito il vivere civile, lo stesso rispetto dovuto al luogo più sacro è venuto meno.

Alcune volte ci si scandalizza, per piccole pagliuzze negli occhi mentre si è intenti a seguire il corso della banalità e della volgarità dilagante.

P. Vincenzo




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"Gesù ci interpella perché mettiamo da parte ogni differenza e, davanti alla sofferenza, ci facciamo vicini a chiunque. #FratelliTutti"

Tweetato il 30 Ottobre da Papa Francesco


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