Dal 21 aprile hanno avuto inizio i "Martedì in onore di S. Agata". S. Messa alle ore 18.30.

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LITURGIA

San Rocco, uno dei santi taumaturghi più popolari in Occidente.

Tutti lo invocavano tra il Medioevo e l’Ottocento in occasione del rinnovarsi delle epidemie di peste.
11-08-20



San Rocco è per questo anche uno dei santi occidentali più raffigurati.

Lo rappresentarono ogni genere di artisti: tanto quelli semplici dell’arte popolare, quanto alcuni tra i più gettonati come Tintoretto, Michelangelo, Ludovico Carracci, Guido Reni, Botticelli.

E tutti lo hanno dipinto o scolpito nello stesso modo, in un modo che serve a ricordare la sua storia, la storia di un pellegrino, con bastone, mantello, bisaccia, sandali, che va, nonostante una piaga sulla gamba, che cammina in compagnia di un cane, suo unico amico.

Rocco non era italiano, ma francese. Nacque a Montpellier in una famiglia agiata della grande borghesia mercantile tra il 1345 ed il 1350.

Secondo la tradizione, una volta [leggi tutto]


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SONO PASSATI VENT’ANNI DA QUANDO UN VIOLENTO FULMINE SI E’ ABBATTUTO SULLA CUPOLA DELLA CHIESA MADRE DI ALI'

Per ricordare l’evento, dal 1997, tutti i martedì, alle ore 15,20, suona una campana. Mercoledì 27 dicembre sarà celebrata la Messa di ringraziamento.
26-12-17

Sono le 15,20 di sabato 27 dicembre 1997 quando, al momento della consacrazione, si sente un forte boato. L’edificio trema, la luce va via e dalla cupola piovono calcinacci e frammenti di vetrate in frantumi. Il tutto nella frazione di pochi secondi, che sembra un’eternità. La gente in preda al panico grida, cerca i propri familiari e scappa in direzione delle porte d’uscita. Qualcuno prontamente riesce ad aprire la porta centrale.

Sono passati ormai vent’anni da quando un fulmine è caduto sulla cupola della chiesa Madre di S. Agata. Dall’esterno si vede una palla di fuoco abbattersi sull’edificio. E' in corso la celebrazione del funerale della signora Carmela Smeralda. La chiesa è gremita. Sono momenti di grande paura, ma fortunatamente nessuno riporta alcuna ferita. Illeso anche P. Vincenzo D’Arrigo che sta celebrando, proprio sotto la cupola. Anch’egli, vincendo lo choc iniziale, si dirige verso le poche persone rimaste all’interno della chiesa, cercando di tranquillizzarle. Qualcuno, comprendendo immediatamente la gravità della situazione ed il pericolo cui sono stati esposti i presenti, cerca di raggiungere la cappella di S. Agata, ma viene prontamente bloccato perché non si conoscono ancora la portata dei danni e le condizioni strutturali di tutta la zona del presbiterio.

Il fulmine ha provocato serie lesioni alla cupola: frammenti di cornicioni sono caduti lungo le strade adiacenti. Danni si sono verificati anche all’interno di alcune abitazioni: vetri infranti, piastrelle saltate dalle pareti, televisori bruciati.

Sul posto sono giunti i carabinieri di Alì Terme ed i vigili del fuoco di Messina, per verificare se le strutture portanti dell’edificio fossero state danneggiate. Il paese è rimasto isolato per via di un guasto alle linee telefoniche. Il sopralluogo dei vigili del fuoco è proseguito l’indomani.

Solo il giorno successivo gli aliesi hanno preso coscienza della tragedia sfiorata. In piazza un via vai di gente silenziosa e in lacrime osserva le operazioni di sgombero dei detriti, ma soprattutto fissa lo sguardo verso la “ferita” della cupola. Le lancette dell’orologio della torre campanaria sono ferme alle 15,20. Ancora oggi vengono i brividi ricordando quella scena: il boato ed il fuggi-fuggi generale. Un raggio di fuoco penetra da una finestra, poi un’immensa nuvola di polvere. Nessuno ha riportato ferite. Gli aliesi hanno gridato al miracolo, memori del motto inciso nella parte alta della facciata della chiesa: «Agathae sub alis, Alì nulla timebit» (sotto la protezione di Agata, Alì non avrà nulla da temere). S. Agata ancora una volta si è fatta garante presso Dio del suo popolo, contro le calamità naturali, così come è avvenuto durante il terremoto del 1783. In quell'occasione l'unico danno registrato ad Alì è stata la caduta della statua della Patrona, posta in una nicchia sulla facciata della grande chiesa. E’ stato come se la Santa avesse voluto addossare su se stessa tutti i danni, preservando così la popolazione.

Da allora, il 27 dicembre di ogni anno viene celebrata una Messa di ringraziamento ed ogni martedì (giorno in cui si ricorda la traslazione delle reliquie della Patrona) alle ore 15,20 suona una campana. Anche quest’anno, a distanza di vent’anni dall’evento, la S. Messa sarà celebrata il 27 dicembre, alle ore 17,00. Sarà l’occasione per ringraziare il Signore per lo scampato pericolo e per la costante protezione sperimentata sotto il Patrocinio della Martire Agata.




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"Gesù ci interpella perché mettiamo da parte ogni differenza e, davanti alla sofferenza, ci facciamo vicini a chiunque. #FratelliTutti"

Tweetato il 30 Ottobre da Papa Francesco


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22-10-15

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