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CALENDARIO PARROCCHIALE

Giugno

Martedi 19 · S. Romualdo; Ss. Gervasio e Protasio

INIZIANO I NOVE MARTEDI' IN ONORE DI S. AGATA.

Pieta' di noi, Signore: abbiamo peccato.

1Re 21,17-29; Sal 50; Mt 5,43-48.

Ore 18,30 S. Rosario e Coroncina.
Ore 19,00 S. Messa.


Mercoledi 20 · S. Gobano; S. Giovanni da Matera

Rendete saldo il vostro cuore, voi tutti che Sperate nel Signore.

2Re 2,1.6-14; Sal 30; Mt 6,1-6.16-18.


Giovedi 21 · S. Luigi Gonzaga; S. Rodolfo

Gioite, giusti, nel Signore.

Sir 48,1-14; Sal 96; Mt 6,7-15.

Ore 18,00 Adorazione Eucaristica, segue la S. Messa.


Venerdi 22 · S. Paolino da Nola; Ss. Giovanni F. e Tommaso M.

Il Signore ha scelto Sion, l'ha voluta per sua residenza.

2Re 11,1-4.9-18.20; Sal 131; Mt 6,19-23.


Sabato 23 · S. Giuseppe Cafasso; S. Lanfranco

La bonta' del Signore durera' in eterno.

2Cr 24,17-25; Sal 88; Mt 6,24-34.


Domenica 24 · NATIVITA' DI SAN GIOVANNI BATTISTA

Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda.

Is 49,1-6; Sal 138; At 13,22-26; Lc 1,57-66.80.

S. Messa ore 19,00.


Lunedi 25


LITURGIA

IL "SANTO DEL PANE"

La tradizione di benedire il pane in onore di S. Antonio e di distribuirlo in cambio di offerte a sostegno delle opere caritative affonda la propria origine nel miracolo della risurrezione, per intercessione del Santo di Tommasino.
13-06-18

Riproponiamo il racconto del miracolo della risurrezione del piccolo Tommasino come riportato da P. Vergilio Gamboso, ofm conv nel suo volume Libro dei miracoli di Sant’Antonio di Padova.               

Un bimbo di venti mesi, di nome Tomasino, i cui genitori avevano l’abitazione vicino alla chiesa del beato Antonio, in Padova, fu lasciato incautamente da sua madre accanto a un recipiente pieno d’acqua. Allorché quella donna fece ritorno a casa, vedendo emergere i piedi del bambino da quel mastello, vi si precipitò, e vide che la testa del figlio stava all’ingiù, nel fondo del recipiente, mentre i piedi si levavano sopra. Urlando trasse fuori il piccino, ormai rigido e [leggi tutto]


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RAPPRESENTATA LA TRASLAZIONE DI S. AGATA CON UN DIALOGO DEL 1656

L’opera veniva cantata in chiesa per la festa del 5 febbraio. Adesso si pensa a musicarla.
22-08-17

Per visualizzare la fotogallery cliccare sulla foto accanto.

Quella dei dialoghi è una tradizione nata a Roma nel Cinquecento ad opera di S. Filippo Neri e diffusasi poi in tutta Italia. Quello rappresentato in Chiesa Madre il 20 agosto scorso, è stato composto nel 1656 dall’allora Arciprete di Alì, Don Pietro Antonio Zorrìa. Nella dedica vengono menzionati i nomi di alcuni “Giurati dell’Università d’Alì” (coloro che gestivano il potere pubblico), molto probabilmente committenti del lavoro.

Si tratta di un’opera di rilevante valore poetico, oggi eseguita in rime, ma un tempo cantata, poiché la versione originaria era musicata. Lo scopo di questo compimento viene illustrato, dallo stesso autore, nella prefazione: «Ha potuto il tempo (Osservandissimi Signori) col suo vorace morso devorare nelli nostri Archivi di manoscritto per Antichissima tradizione, il felice arrivo con le sagre reliquie della nostra Signora protettrice Agata Santa à quelle spiagge Alitane da Costantinopoli partite: mà non potè, ne seppe mai cancellare la devozione ogn’hor più fresca, tanto delli petti dell VV: SS. Quanto nell’animo di questo  Alitano popolo».

In quel secolo, infatti, c’era stato un importante incendio che aveva distrutto l’allora chiesa Madre e tutto l’archivio in essa contenuto. Si pensi che in quell’occasione andò perduto anche il Velo di S. Agata, quello che gli antichi Aliesi avevano ricevuto in dono nel 1126. In seguito si provvide a richiederne ed ottenerne un altro lembo dalla Chiesa Catanese.

La prima scena del dialogo si apre con un contraddittorio tra Goselmo e Gilberto sul significato delle parole che Agata aveva detto loro in sogno: «… Accogliete il mio avanzo, e sotto auspici, / Benigni, su nave / Lo ricovrate, alle Catanee mura, / ne v’assalga timor, che bene il tutto / Agata vi l’impone …». I due Cavalieri ben presto si convincono di dover portare a compimento il compito loro affidato: sottrarre le spoglie di Agata e riportarle in patria.

A questo punto Agata compare in sogno anche al popolo aliese per preannunciare il passaggio della nave con il “prezioso” carico e con vero atto di amore verso quella gente, dice: «… Odi qual sia lo scopo. Hoggi adottiva / T’accetto figlia, e ciò con patto eterno / Di fede in pegno stabilisco, e fermo, / Odi ch’in breve tù vedrai, ch’accogle / Le sparte vele, favorita nave / A le tue sponde…».

S. Agata decide di voler stendere la sua mano protettiva sugli aliesi per sempre (Hoggi adottiva / T’accetto figlia, e ciò con patto eterno) e chiede in cambio la loro fermezza nella fede (Di fede in pegno stabilisco, e fermo)

Quando gli Aliesi incontreranno i due cavalieri, tra l’altro, così dicono: «… Io quivi son, fortunati Heroi / Che di reliquie verginette, e pure / Custodi sete,  e portatori insieme, / Deh scuoprite il tesoro, / E io m’inchino, e riverente adoro…».

La rappresentazione di quest’antico oratorio è stata curata da Grazia Magazzù e Agata D’Angelo con il supporto tecnico-musicale di Mimmo Triolo e Angela Cozzo e dei soci dell’Associazione Alias. Questi gli interpreti: Antonella Bonarrigo (S. Agata); Domenico Bottari (Gilberto); Roberto Roma (Goselmo); Pippo Giannetto (Università di Alì, ossia il Popolo); Giuseppe Triolo (Scorta); Sabina D’Angelo, Antonella Agnello e Irene Bonura (Coro); Irene Bonura (Ariette). Lettori-guide: Grazia Magazzù, Agata D’Angelo, Sabina D’Angelo e Gaetano Fiumara.




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"In ogni circostanza, cerchiamo di manifestare la gioia del Regno di Dio!"

Tweetato il 18 Giugno da Papa Francesco


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22-10-15

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