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LITURGIA

11 novembre: S. Martino di Tours

09-11-18


Quattromila chiese dedicate a lui in Francia, e il suo nome dato a migliaia di paesi e villaggi; come anche in Italia, in altre parti d’Europa e nelle Americhe: Martino il supernazionale. Nasce in Pannonia (che si chiamerà poi Ungheria) da famiglia pagana, e viene istruito sulla dottrina cristiana quando è ancora ragazzo, senza però il battesimo. Figlio di un ufficiale dell’esercito romano, si arruola a sua volta, giovanissimo, nella cavalleria imperiale, prestando poi servizio in Gallia. E’ in quest’epoca che può collocarsi l’episodio famosissimo di Martino a cavallo, che con la spada taglia in due il suo mantello militare, per difendere un mendicante dal freddo.
Lasciato l’esercito nel 356, raggiunge [leggi tutto]


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A DICIANNOVE ANNI DAL FULMINE ABBATTUTOSI SULLA CUPOLA DELLA CHIESA MADRE DI ALI', SI RICORDA L’EVENTO CALAMITOSO

Dal 1997, tutti i martedi alle ore 15,20 suona una campana ed ogni 27 dicembre viene celebrata una Messa di ringraziamento.
28-12-16

Sono passati ormai diciannove anni da quando un fulmine è caduto sulla cupola della chiesa Madre di S. Agata, mentre era gremita di fedeli, per la celebrazione del funerale della signora Carmela Smeralda. Erano le 15,20 di sabato 27 dicembre 1997 quando, al momento della consacrazione, si sente un forte boato. L’edificio trema, la luce va via e dalla cupola piovono calcinacci e frammenti di vetrate in frantumi. Il tutto nella frazione di pochi secondi, che sembrano un’eternità. La gente in preda al panico grida, cerca i propri familiari e scappa in direzione delle porte d’uscita. Qualcuno prontamente riesce ad aprire la porta centrale.

Sono stati momenti di grande paura, ma fortunatamente nessuno ha riportato alcun genere di ferite. Illeso anche P. Vincenzo D’Arrigo che stava celebrando, proprio sotto la cupola. Anch’egli, vincendo lo choc iniziale, si è diretto verso le poche persone rimaste all’interno della chiesa, cercando di tranquillizzarle.

Il fulmine ha provocato serie lesioni alla cupola: frammenti di cornicioni sono caduti lungo le strade adiacenti. Danni si sono verificati anche all’interno di alcune abitazioni: vetri infranti, piastrelle saltate dalle pareti, televisori bruciati.

Sul posto si sono recati i carabinieri di Alì Terme ed i vigili del fuoco di Messina, per verificare se le strutture portanti dell’edificio fossero state danneggiate. Il paese è rimasto isolato per via di un guasto alle linee telefoniche. Il sopralluogo dei vigili del fuoco è proseguito l’indomani.

Solo il giorno successivo gli aliesi hanno preso coscienza della tragedia sfiorata. In piazza un via vai di gente silenziosa e in lacrime osserva le operazioni di sgombero dei detriti, ma soprattutto fissa lo sguardo verso la “ferita” della cupola. Le lancette dell’orologio della torre campanaria sono ferme alle 15,20. Ancora oggi vengono i brividi ricordando quella scena: il boato ed il fuggi-fuggi generale. Un raggio di fuoco penetra da una finestra, poi un’immensa nuvola di polvere. Gli aliesi hanno subito gridato al miracolo, memori del motto inciso nella parte alta della facciata della chiesa: «Agate sub alis, Alì nulla timebit» (sotto la protezione di Agata, Alì non avrà nulla da temere). S. Agata ancora una volta si è fatta garante presso Dio del suo popolo, contro le calamità naturali, così come avvenuto durante il terremoto del 1783. In quell'occasione l'unico danno registrato ad Alì è stata la caduta della statua della Patrona, posta in una nicchia della facciata della grande chiesa, come se la Santa avesse voluto addossare su se stessa tutti i danni, preservando così la popolazione.

Da allora, il 27 dicembre di ogni anno viene celebrata una Messa di ringraziamento ed ogni martedi (giorno in cui si ricorda la traslazione delle reliquie della Patrona) alle ore 15,20 suona una campana. Anche ieri durante la Messa Giubilare in onore di S. Agata, l’evento è stato ricordato.

Roberto Roma




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Tweetato il 12 Novembre da Papa Francesco


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