Dal 21 aprile hanno avuto inizio i "Martedì in onore di S. Agata". S. Messa alle ore 18.30.

CALENDARIO PARROCCHIALE

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LITURGIA

San Rocco, uno dei santi taumaturghi più popolari in Occidente.

Tutti lo invocavano tra il Medioevo e l’Ottocento in occasione del rinnovarsi delle epidemie di peste.
11-08-20



San Rocco è per questo anche uno dei santi occidentali più raffigurati.

Lo rappresentarono ogni genere di artisti: tanto quelli semplici dell’arte popolare, quanto alcuni tra i più gettonati come Tintoretto, Michelangelo, Ludovico Carracci, Guido Reni, Botticelli.

E tutti lo hanno dipinto o scolpito nello stesso modo, in un modo che serve a ricordare la sua storia, la storia di un pellegrino, con bastone, mantello, bisaccia, sandali, che va, nonostante una piaga sulla gamba, che cammina in compagnia di un cane, suo unico amico.

Rocco non era italiano, ma francese. Nacque a Montpellier in una famiglia agiata della grande borghesia mercantile tra il 1345 ed il 1350.

Secondo la tradizione, una volta [leggi tutto]


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SANT’AGATA… “IMMOBILE COLONNA”

La Patrona di Alì viene celebrata il 5 febbraio. Il 17 agosto di ogni anno viene ricordata la traslazione delle Reliquie da Costantinopoli a Catania, passando per la terra di Alì.
30-01-19

Sant’Agata il cui nome in greco Agathé, significava buona, fu martirizzata verso la metà del III secolo, alcuni reperti archeologici risalenti a pochi decenni dalla morte, avvenuta secondo la tradizione il 5 febbraio 251, attestano il suo antichissimo culto.
Nacque nei primi decenni del III secolo (235?) a Catania; la Sicilia, provincia romana, così come le altre parti del grande impero, era soggetta alle persecuzioni contro i cristiani. Persecuzioni che erano cominciate, sia pure occasionalmente, intorno al 40 d.C. con Nerone; nel II e III secolo, furono giustificate da una legge che vietava il culto cristiano.
Nel 249 l’imperatore Decio, visto il diffondersi  del cristianesimo, fu ancora più drastico: tutti i cristiani, per il solo fatto di essere tali, dovevano essere ricercati automaticamente dalle autorità locali, arrestati, torturati e poi uccisi.
Catania per la sua posizione geografica, per il grande porto, era un centro di scambio commerciale e culturale per tutto il bacino Mediterraneo. Il potere romano era rappresentato dal Proconsole o Governatore Quinziano, uomo superbo e prepotente, che dimorava nel palazzo Pretorio, luogo in cui si svolgevano tutte le attività pubbliche della città.
La “Passio Sanctae Agathae”, della seconda metà del V secolo, ci dice che Agata apparteneva ad una ricca e nobile famiglia cristiana catanese, il padre si chiamava Rao e la madre Apolla. La fanciulla fu educata secondo i dettami della loro fede. Cresciuta in bellezza, candore e purezza verginale, sin da piccola sentì  il desiderio di appartenere totalmente a Cristo e quando giunse sui 15 anni, sentì che era giunto il momento di consacrarsi a Dio. Il vescovo di Catania accolse la sua richiesta e durante una celebrazione, chiamata “velatio”, le impose il “flammeum”, cioè il velo rosso portato dalle vergini consacrate.
Il proconsole Quinziano, ebbe l’occasione di vederla e se ne innamorò, e servendosi dell’editto imperiale che ordinava l’arresto dei cristiani, la fece catturare e condurre al Palazzo Pretorio.
Vani furono i tentativi di sedurre la giovane Agata; ricordiamo qui quanto è detto nella Coroncina in suo onore: “fosti forte più che donna, fosti immobile colonna”.
Egli allora mette in atto un perverso disegno: affidare la ragazza ad una cortigiana di facili costumi di nome Afrodisia, per renderla più disponibile ai suoi progetti.
Ma trascorso un mese, Afrodisia dovette arrendersi: non era riuscita a piegare Agata. Pare che nel riconsegnarla a Quinziano, la delusa cortigiana, abbia esclamato: “Ha la testa più dura della lava dell’Etna”.
Dalle moine alle minacce il passo fu breve: furioso, il proconsole mise in atto tutti i tristi sistemi  “persuasivi” indicati nel decreto imperiale.
Ed allora, le vengono stirate le membra, viene lacerata con pettini di ferro, fustigata, ma tutto è inutile: Agata, dimostra un attaccamento alla sua fede che supera ogni aspettativa. Allora Quinziano, al colmo del furore le fa strappare, con delle tenaglie, i seni.
Questo costituirà in seguito il segno distintivo del suo martirio: nella iconografia, Agata, viene rappresentata con i due seni posati su un piatto e le tenaglie. E per questo motivo divenne, poi, protettrice delle donne con malattie ai seni.
Riportata in cella, straziata per l’orribile ferita, sopportava tutto per Colui a cui aveva deciso di donare interamente la sua vita; verso la mezzanotte mentre era in preghiera nella cella, le appare l’Apostolo S. Pietro, che accompagnato da un fanciullo che sorregge una lanterna, le risana le mammelle amputate.
Trascorso qualche giorno, viene riportata alla presenza del proconsole, il quale vedendo le ferite rimarginate, domanda incredulo come possa essere accaduto ciò. La vergine risponde: “Cristo mi ha guarita”. Bruciante è la sconfitta per Quinziano, il desiderio di averla adesso diventa odio più violento, ordina che venga bruciata su un letto di carboni ardenti e cocci taglienti.
Mentre si compie questo orribile supplizio, un forte terremoto scuote la città di Catania e il Pretorio crolla parzialmente seppellendo due consiglieri di Quinziano; il popolo di Catania insorge, costringendo il proconsole a far togliere Agata dalla brace e farla riportare agonizzante in cella, dove muore qualche ora dopo, ancora una volta glorificando Cristo che le aveva dato la grazia di partecipare così alla sua stessa passione.
E il crudele governatore? Spaventato, e per il terremoto e per l’insorgere del popolo, fugge a cavallo in direzione del Simeto, cerca di attraversare il fiume, che in quel momento è in piena, viene travolto e mai più se ne ritroverà il corpo. Questo passo della “Passio”, ci ricorda quel brano del libro dell’Esodo, coloro che cercavano di distruggere il popolo di Israele, sono sconfitti: “cavalli e cavalieri hai travolto nel mare”.
(Nella foto in alto: la nuova statua di S. Agata tra gli scranni del coro ligneo. Il simulacro, il 24 agosto 2014, è stato collocato nella Chiesa del SS. Rosario ad Ariella).

Padre Vincenzo D’Arrigo




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"Il cammino della riconciliazione richiede pazienza e fiducia. Non si ottiene la #pace se non la si spera."

Tweetato il 21 Settembre da Papa Francesco


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