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CALENDARIO PARROCCHIALE

Dicembre

Domenica 17 · 3.a Domenica Avvento - S. Modesto, S. Giovanni di Matha

La mia anima esulta nel mio Dio.

Liturgia: Is 61,1-2.10-11; Cant. Lc 1,46-50.53-54; 1Ts 5,16-24; Gv 1,6-8.19-28.

Catechismo ore 16,00.
Novena e S. Messa ore 17,30.


Lunedi 18 · Feria di Avvento - S. Graziano vescovo

Nei suoi giorni fioriranno giustizia e pace.

Liturgia: Ger 23,5-8; Sal 71; Mt 1,18-24.

S. Messa 0re 5,30.


Martedi 19 · Feria di Avvento - S. Fausta, S. Dario

Cantero' senza fine la tua gloria, Signore.

Liturgia: Gdc 13,2-7.24-25a; Sal 70; Lc 1,5-25.

S. Messa 0re 5,30.


Mercoledi 20 · Feria di Avvento - S. Liberato martire

Ecco, viene il Signore, re della gloria.

Liturgia: Is 7,10-14; Sal 23; Lc 1,26-38.

S. Messa 0re 5,30.


Giovedi 21 · Feria di Avvento - S. Pietro Canisio

Esultate, o giusti, nel Signore; cantate a lui un canto nuovo.

Liturgia: Ct 2,8-14 opp. Sof 3,14-17; Sal 32; Lc 1,39-45 - Amb.: Rt 2, 19-3, 4a; Sal 18 (17), 26-29. 36-37; Est 7, 1-6; 8, 1-2; Lc 1, 57-66.

S. Messa 0re 5,30.


Venerdi 22 · Feria di Avvento - S. Francesca Cabrini

Il mio cuore esulta nel Signore, mio Salvatore.

Liturgia: 1Sam 1,24-28; Cant. 1Sam 2,1.4-8; Lc 1,46-55.

S. Messa 0re 5,30.


Sabato 23 · Feria di Avvento - S. Giovanni da Kety

Leviamo il capo: e' vicina la nostra salvezza.

Liturgia: Ml 3,1-4.23-24; Sal 24; Lc 1,57-66.

Novena e S. Messa ore 17,30.


LITURGIA

“ SARAUSANA JE’ ”

13 dicembre: S. Lucia
11-12-17


Siamo nel IV secolo, in Sicilia, a Siracusa. Lucia è una giovane  di una buona famiglia, fidanzata ad un concittadino e destinata ad un buon futuro di moglie e madre. La mamma si ammala e Lucia si reca in preghiera a Catania, sulla tomba di Sant'Agata, per invocarne la guarigione. Qui la Santa le appare e le chiede di dedicare la sua giovane vita all'aiuto dei più poveri e deboli, predicendole il martirio.
Lucia torna a Siracusa e trova la mamma [leggi tutto]


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17 gennaio: S. Antonio Abate, "Il respiro di Cristo"

Nato nell'anno del Martirio di S. Agata.
14-01-17


“La mondanità spirituale, che si nasconde dietro apparenze di religiosità e persino di amore alla Chiesa, consiste nel cercare, al posto della gloria del Signore, la gloria umana ed il benessere personale… Chi è caduto in questa mondanità guarda dall’alto e da lontano, rifiuta la profezia dei fratelli, squalifica chi gli pone domande, fa risaltare continuamente gli errori degli altri ed è ossessionato dall’apparenza. Questa mondanità asfissiante si sana assaporando l’aria pura dello Spirito Santo, che ci libera dal rimanere centrati in noi stessi, nascosti in un’apparenza religiosa vuota di Dio. Non lasciamoci rubare il Vangelo!”.
(EG, 93-97). Papa Francesco ha più volte ribadito che una delle malattie più deleterie all’interno della Chiesa è la mondanità spirituale. Così nell’esortazione Evangelii gaudium prima dice cos’è la mondanità poi dà la ricetta per guarire.

Nel tempo della secolarizzazione i cristiani devono fare i conti con questo morbo così sottile e viscido che pian piano allontana la vita credente dall’oggetto creduto: Cristo. La mondanità fa di peggio: al posto di Cristo ci siamo messi noi. La mondanità riduce la vista la vita secondo lo spirito portandoci a privilegiare tutto ciò che è materiale e poco lo spirituale.

La ricorrenza di S. Antonio Abate ci dà l’opportunità di riflettere circa l’impegno cristiano a cercare Cristo e respirare Lui. A due suoi discepoli che per quindici anni avevano condiviso la vita eremitica S. Antonio consegnò queste parole: “I demoni, non temeteli, ma respirate sempre Cristo e vivete come se ogni giorno doveste morire, badando a voi stessi, memori delle cose che avete ascoltato da me” (Vita Antonii, 91).

Della vita e delle gesta di Antonio abate non sappiamo nulla se il dotto vescovo di Alessandria d’Egitto, Atanasio (295-373), non ci avesse consegnato per intero la memoria della sua vita.

Atanasio conobbe Antonio personalmente, ne rimase affascinato per la vita santa, l’umiltà e la preghiera. Lo stesso Antonio riconobbe in Atanasio un forte difensore della fede così prima di morire regalò a lui ciò che da lui ricevette: “Al vescovo Atanasio date la mia pelle di pecora e il mantello sul quale mi coricavo. L’ho ricevuto da lui nuovo ed è invecchiato con me” (Vita Antonii, 91).

Antonio nacque verso il 250 d.C. da una famiglia agiata di agricoltori nel villaggio di Coma, attuale Qumans in Egitto e verso i 18-20 anni rimase orfano, con un ricco patrimonio da amministrare e con una sorella minore da educare. Era attirato dalla proposta del vangelo:Se vuoi essere perfetto, và, vendi ciò che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi”, che sentì ripetere nel giorno della “sua conversione”; non solo, l’esempio di alcuni anacoreti che vivevano nei dintorni dei villaggi egiziani, in preghiera, povertà e castità, diedero ad Antonio forza per scegliere la strada della solitudine e della preghiera contemplativa. Scrive S. Atanasio: “Antonio, come se il ricordo dei santi fosse dovuto a divina ispirazione e quella lettura fosse stata fatta proprio per  lui, uscì subito dalla chiesa, donò ai vicini i poderi avuti in eredità dai genitori (trecento arure di terreno fertile e ben coltivato) perché non infastidissero più lui, né la sorella” (Vita Antonii, 2).

La fama di Antonio si diffuse velocemente. Lo stesso imperatore Costantino decise di scrivergli una lettera con preghiera di risposta. Il santo non si scompose più di tanto e ai monaci orgogliosi di tanto onore disse: “Non vi meravigliate se l’imperatore ci scrive, è un uomo; meravigliatevi piuttosto che Dio ha scritto la legge per gli uomini e ci ha parlato per mezzo di suo Figlio” (Vita Antonii, 81).

Il culto di S. Antonio travalica i tempi e i secoli, la sua vita è ricca di esempi concreti di carità e di fede, il suo impegno cristiano lo abilita al combattimento contro il male per affermare il bene e le virtù umane e spirituali nell’uomo. Raccomandava la lotta contro il demonio con le armi della preghiera e dell’umiltà. “Mentre Antonio diceva queste cose, tutti godevano. In alcuni si accresceva l’amore per la virtù, in altri si allontanava la pigrizia, in altri ancora si spegneva la superbia. Tutti erano persuasi che le insidie dei demoni sono degne soltanto di disprezzo e che ad Antonio il Signore aveva concesso la grazia del discernimento degli spiriti” (Vita Antonii, 44).

La forza di questo eremita è nella vita semplice e bella alla ricerca dell’amore di Dio. Atanasio ne sarà così affascinato che scrive: “Tutto, insomma, testimonia la sua virtù spirituale e la sua anima cara a Dio. Antonio, infatti, fu celebre non per i suoi scritti, né per sapienza acquisita, né per altra arte, ma soltanto per il suo amore verso Dio. E nessuno può negare che questo sia un dono di Dio” (Vita Antonii, 93).

S. Antonio morirà a 105 anni nel deserto della Tebaide in Egitto; prima di morire invita i suoi monaci  alla vigilanza e alla perseveranza, al discernimento nella lotta contro i demoni e soprattutto: a respirare sempre Cristo.




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"Ci si santifica lavorando per gli altri, prolungando così nella storia l’atto creatore di Dio."

Tweetato il 16 Dicembre da Papa Francesco


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