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CALENDARIO PARROCCHIALE

Ottobre

Domenica 22 · 29.a Domenica Tempo Ordinario - S. Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla)

Grande e' il Signore e degno di ogni lode.

Liturgia: Is 45,1.4-6; Sal 95; 1Ts 1,1-5b; Mt 22,15-21.

Ore 17,00 Inizio Catechismo.
Ore 18,30 S. Messa.


Lunedi 23 · 29.a Tempo Ordinario - S. Giovanni da Capestrano

Benedetto il Signore, Dio d'Israele, perche' ha visitato il suo popolo.

Liturgia: Rm 4,20-25; Cant. Lc 1,68-75; Lc 12,13-21.


Martedi 24 · 29.a Tempo Ordinario - S. Antonio M. Claret

Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volonta'.

Liturgia: Rm 5,12.15b.17-19.20b-21; Sal 39; Lc 12,35-38.


Mercoledi 25 · 29.a Tempo Ordinario - S. Crispino, S. Daria, Gaudenzio

Il nostro aiuto e' nel nome del Signore.

Liturgia: Rm 6,12-18; Sal 123; Lc 12,39-48 - Amb.: Ap 6, 1-11; Sal 149; Mt 19, 9-12.


Giovedi 26


Venerdi 27


Sabato 28


LITURGIA

22 ottobre: S. Giovanni Paolo II. Preghiera.

E’ stato proclamato Santo il 27 aprile 2014 da Papa Francesco. Viene festeggiato annualmente nel giorno del suo insediamento al Soglio Pontificio.
21-10-17



O Dio, Padre Figlio e Spirito Santo, per l'intercessione di S. Giovanni Paolo II, imploriamo dalla Tua Divina Misericordia il perdono e la pace per l'umanità del nostro tempo. Attraverso l'annuncio del Tuo regno sino ai confini della terra i cristiani siano uniti nel loro unico Capo Gesù Cristo nostro Signore. Lo Spirito Santo rinnovi i prodigi della Pentecoste nei coniugi e nelle famiglie cristiane; susciti nei giovani ideali di vera perfezione nella verità e nell'amore; doni ai malati e ai sofferenti viva speranza di vita vera. La Chiesa tutta sia comunione e missione, testimone del Tuo amore trinitario perché il mondo creda che Tu sei il vero unico Dio, Padre di tutto il genere umano. Fa' che quanti si affidano all’intercessione di San Giovanni Paolo II siano da Te esauditi nelle loro necessità, spirituali e materiali. Amen


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17 gennaio: S. Antonio Abate, "Il respiro di Cristo"

Nato nell'anno del Martirio di S. Agata.
14-01-17


“La mondanità spirituale, che si nasconde dietro apparenze di religiosità e persino di amore alla Chiesa, consiste nel cercare, al posto della gloria del Signore, la gloria umana ed il benessere personale… Chi è caduto in questa mondanità guarda dall’alto e da lontano, rifiuta la profezia dei fratelli, squalifica chi gli pone domande, fa risaltare continuamente gli errori degli altri ed è ossessionato dall’apparenza. Questa mondanità asfissiante si sana assaporando l’aria pura dello Spirito Santo, che ci libera dal rimanere centrati in noi stessi, nascosti in un’apparenza religiosa vuota di Dio. Non lasciamoci rubare il Vangelo!”.
(EG, 93-97). Papa Francesco ha più volte ribadito che una delle malattie più deleterie all’interno della Chiesa è la mondanità spirituale. Così nell’esortazione Evangelii gaudium prima dice cos’è la mondanità poi dà la ricetta per guarire.

Nel tempo della secolarizzazione i cristiani devono fare i conti con questo morbo così sottile e viscido che pian piano allontana la vita credente dall’oggetto creduto: Cristo. La mondanità fa di peggio: al posto di Cristo ci siamo messi noi. La mondanità riduce la vista la vita secondo lo spirito portandoci a privilegiare tutto ciò che è materiale e poco lo spirituale.

La ricorrenza di S. Antonio Abate ci dà l’opportunità di riflettere circa l’impegno cristiano a cercare Cristo e respirare Lui. A due suoi discepoli che per quindici anni avevano condiviso la vita eremitica S. Antonio consegnò queste parole: “I demoni, non temeteli, ma respirate sempre Cristo e vivete come se ogni giorno doveste morire, badando a voi stessi, memori delle cose che avete ascoltato da me” (Vita Antonii, 91).

Della vita e delle gesta di Antonio abate non sappiamo nulla se il dotto vescovo di Alessandria d’Egitto, Atanasio (295-373), non ci avesse consegnato per intero la memoria della sua vita.

Atanasio conobbe Antonio personalmente, ne rimase affascinato per la vita santa, l’umiltà e la preghiera. Lo stesso Antonio riconobbe in Atanasio un forte difensore della fede così prima di morire regalò a lui ciò che da lui ricevette: “Al vescovo Atanasio date la mia pelle di pecora e il mantello sul quale mi coricavo. L’ho ricevuto da lui nuovo ed è invecchiato con me” (Vita Antonii, 91).

Antonio nacque verso il 250 d.C. da una famiglia agiata di agricoltori nel villaggio di Coma, attuale Qumans in Egitto e verso i 18-20 anni rimase orfano, con un ricco patrimonio da amministrare e con una sorella minore da educare. Era attirato dalla proposta del vangelo:Se vuoi essere perfetto, và, vendi ciò che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi”, che sentì ripetere nel giorno della “sua conversione”; non solo, l’esempio di alcuni anacoreti che vivevano nei dintorni dei villaggi egiziani, in preghiera, povertà e castità, diedero ad Antonio forza per scegliere la strada della solitudine e della preghiera contemplativa. Scrive S. Atanasio: “Antonio, come se il ricordo dei santi fosse dovuto a divina ispirazione e quella lettura fosse stata fatta proprio per  lui, uscì subito dalla chiesa, donò ai vicini i poderi avuti in eredità dai genitori (trecento arure di terreno fertile e ben coltivato) perché non infastidissero più lui, né la sorella” (Vita Antonii, 2).

La fama di Antonio si diffuse velocemente. Lo stesso imperatore Costantino decise di scrivergli una lettera con preghiera di risposta. Il santo non si scompose più di tanto e ai monaci orgogliosi di tanto onore disse: “Non vi meravigliate se l’imperatore ci scrive, è un uomo; meravigliatevi piuttosto che Dio ha scritto la legge per gli uomini e ci ha parlato per mezzo di suo Figlio” (Vita Antonii, 81).

Il culto di S. Antonio travalica i tempi e i secoli, la sua vita è ricca di esempi concreti di carità e di fede, il suo impegno cristiano lo abilita al combattimento contro il male per affermare il bene e le virtù umane e spirituali nell’uomo. Raccomandava la lotta contro il demonio con le armi della preghiera e dell’umiltà. “Mentre Antonio diceva queste cose, tutti godevano. In alcuni si accresceva l’amore per la virtù, in altri si allontanava la pigrizia, in altri ancora si spegneva la superbia. Tutti erano persuasi che le insidie dei demoni sono degne soltanto di disprezzo e che ad Antonio il Signore aveva concesso la grazia del discernimento degli spiriti” (Vita Antonii, 44).

La forza di questo eremita è nella vita semplice e bella alla ricerca dell’amore di Dio. Atanasio ne sarà così affascinato che scrive: “Tutto, insomma, testimonia la sua virtù spirituale e la sua anima cara a Dio. Antonio, infatti, fu celebre non per i suoi scritti, né per sapienza acquisita, né per altra arte, ma soltanto per il suo amore verso Dio. E nessuno può negare che questo sia un dono di Dio” (Vita Antonii, 93).

S. Antonio morirà a 105 anni nel deserto della Tebaide in Egitto; prima di morire invita i suoi monaci  alla vigilanza e alla perseveranza, al discernimento nella lotta contro i demoni e soprattutto: a respirare sempre Cristo.




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"Oggi, memoria di San Giovanni Paolo II, ricordiamo le sue parole: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo.”"

Tweetato il 22 Ottobre da Papa Francesco


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Antonia
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i propri defunti
22-10-15

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Antonio
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10-03-15

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26-01-15

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28-12-14


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