Dal 21 aprile hanno avuto inizio i "Martedì in onore di S. Agata". S. Messa alle ore 18.30.

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LITURGIA

San Rocco, uno dei santi taumaturghi più popolari in Occidente.

Tutti lo invocavano tra il Medioevo e l’Ottocento in occasione del rinnovarsi delle epidemie di peste.
11-08-20



San Rocco è per questo anche uno dei santi occidentali più raffigurati.

Lo rappresentarono ogni genere di artisti: tanto quelli semplici dell’arte popolare, quanto alcuni tra i più gettonati come Tintoretto, Michelangelo, Ludovico Carracci, Guido Reni, Botticelli.

E tutti lo hanno dipinto o scolpito nello stesso modo, in un modo che serve a ricordare la sua storia, la storia di un pellegrino, con bastone, mantello, bisaccia, sandali, che va, nonostante una piaga sulla gamba, che cammina in compagnia di un cane, suo unico amico.

Rocco non era italiano, ma francese. Nacque a Montpellier in una famiglia agiata della grande borghesia mercantile tra il 1345 ed il 1350.

Secondo la tradizione, una volta [leggi tutto]


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DUE SIMBOLI, DUE CEREI, UNA FESTA! COSI' POTREMMO DEFINIRE LA FESTA GRANDE DI ALI'

E i simboli non hanno solo valenza religiosa, ma sono innanzitutto esaltazione di quella che era l'economia del Valdemone nei secoli XVI e XVII: la coltivazione del frumento e la produzione di tessuti o di seta o di lino, lana o altro materiale.
31-07-16

Il pane è antico quanto l’uomo: i cavernicoli si alimentavano con granaglie polverizzate e ammorbidite con acqua, ma la prima panificazione si fa risalire agli egiziani.
Gli ebrei, durante l’esodo dall’Egitto, portarono con sé pane non ancora lievitato, e ancora oggi per la festività di Pasqua ricordano l’episodio cibandosi di pane azzimo (appunto non lievitato). Gesù, nell’ultima cena, facendo uso del pane azzimo, istituì l’eucaristia ed ancora oggi il pane azzimo è il pane eucaristico. La Sicilia romana era definita il granaio di Roma, proprio per la larga diffusione della coltura del frumento. E tale produzione di granaglie continuò per tutto il periodo di dominazione araba (vedi il grano saraceno) e nei secoli successivi. Il frumento è il principale protagonista, potremmo dire, dell’alimentazione dell’uomo. Può non essere esaltato questo elemento essenziale ed indispensabile?
E della tessitura che dire?

Messina, prima tra le città siciliane per importanza politica, economica e commerciale, si adopera in modo particolare nella produzione e tessitura della seta e di altri tessuti. Nel 1591 il napoletano Alfonso Crivella, giunto in Sicilia per un’ispezione, nota che “il Val Demone più dell’altri Valli, et in particolare la città di Messina e suoi Casali sono abbondantissimi di seta”, e aggiunge, tra l’altro, che nella città dello Stretto “vi è concorso grande de fuorastieri, mercanti et negotianti, per essere il capo del mare de Levante ove vengono a drittura tutti li vascelli da quelli mari carichi de mercantie, et ivi consiste tutta la negotiatione, l’incetto et l’arbitrio della seta di tutto quel Valle, et particolarmente di quella città et suoi casali, che a questa sola industria più che ad altre attende”. E tanti maestri tessitori messinesi, venivano sollecitati a trasferirsi in altre città dell’isola, in modo particolare Trapani e Siracusa, per impiantarvi telai ed intraprendere la tessitura di velluti e terzanelli.
Fino alla rivolta antispagnola del 1674-78, Messina e il Valdemone sono luogo privilegiato di produzione e tessitura  dei filati.
Capiamo perché la Terra di Alì sentì in modo particolare la necessità di allearsi a Messina in questa guerra che alla fine fu catastrofica: dal rapporto economico che intercorreva con la città peloritana, a motivo della produzione, tessitura e commercializzazione dei tessuti, in particolare serici, l’Università aliese (il Comune) non poteva non soccorrere chi era l’artefice della propria ricchezza. Questo lo si volle perpetuare con la fusione di una campana, quella più grossa della Chiesa dello Spirito Santo, che nel cartiglio riportava con orgoglio questa alleanza. Oggi non esiste più, distrutta negli anni 70 del secolo scorso in quello scempio compiuto contro l’arte, la storia e la cultura di Alì. Vale qui citare quanto il governo spagnolo dichiarò per Messina (vale anche per Alì dopo lo scempio perpetrato): “Muerta civilmente y incapaz de todo egenero de honores”.
Vengo a concludere: la festa grande di Alì, esaltazione della sua ricchezza e del benessere economico che distingueva questa comunità.
Come di tutto questo non rendere grazie a Dio dalla cui bontà abbiamo ricevuto il pane, frutto della terra e del lavoro dell’uomo e come non rendere grazie alle Beate Vergini e Martiri Agata e Caterina, la Buona e la Pura, che si prendono cura di questa Terra anche attraverso uno sguardo benevolente sulle attività economiche che vi si praticano?

Padre Vincenzo D'Arrigo




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"Gesù ci interpella perché mettiamo da parte ogni differenza e, davanti alla sofferenza, ci facciamo vicini a chiunque. #FratelliTutti"

Tweetato il 30 Ottobre da Papa Francesco


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